Le chiese e il castello




Il castello Cancellara è uno dei pochi paesi della Basilicata che ha conservato quasi intatte le caratteristiche architettoniche ed urbanistiche del passato e costituisce oggi una delle testimonianze più vere della storia della nostra terra Lucana. L'elemento simbolo dei monumenti di Cancellara è sicuramente il castello medioevale che ancora oggi si presenta con una architettura bella, forte e imponente con la quale, dall'alto della collina dove è situato l'antico borgo, domina l'intero abitato.
Costruito intorno al 1300, probabilmente dai signori Acquaviva D'Aragona, ha ospitato negli anni diverse dinastie di principi feudali, i Carafa, i Caracciolo, i Pappacoda che gli hanno dato gloria e prestigio. Agli inizi del 1600 risulta di proprietà dei coniugi Marino Caracciolo e Donna Ippolita Pappacoda, riveste un ruolo di notevole importanza nella vita del feudo ed è punto di riferimento per la comunità cittadina. Semma del castello
Forse distrutto e sicuramente danneggiato dal terremoto del 1694, rimane "diruto" per lungo tempo e solo nel XIX sec. si trovano fonti che lo descrivono ricostruito e simile a quello che è ancora oggi. Il frazionamento proprietraio degli inizi del 1900 e il sisma del 1930 ne hanno modificato l'assetto distributivo; il più recente sisma del 1980 ha provocato danni notevoli all'immobile rendendo necessario l'abbattimento di una parte del piano superiore.


Adiacente al castello è la chiesa di S. Maria del Carmine che, dannegiata dal sisma del 1980, dopo quasi venti anni, ha riacquistato il suo splendore e il suo antico fasto. La Chiesa Madre di Cancellara fu edificata nell'anno 1520 per iniziativa del clero, ma con il contributo di tutti i cittadini del paese, quando si avverti l'esigenza di una chiesa più capiente e più centrale dell'antica, ma piccola e periferica chiesa di Santa Caterina. Fu costruita senza dipintura, "tutta intonacata e biancata" e il pavimento era coperto di mattoni. Vi erano nove altari. L'altare maggiore fu dedicato alla Beata Vergine del Carmine: era ornato di varie pitture di Santi e di cornici dorate, che racchiudevano il quadro con l'immagine della Madonna delle Grazie. Alla fine del secolo XVIII questo altare fu demolito e sostituito dall'attuale altare marmoreo di pregevole fattura. Quadro ligneo della Madonna delle Grazie
Nel 1818 il Comune erogò la spesa di ducati 200 per rifare il tetto di legno che sovrastava le arcate della navata il presbiterio e la sacrestia. Nel 1830, anche a spese del popolo, fu rifatto il campanile, diroccato da un fulmine. La Chiesa fu danneggiata dal terremoto del 1857, quello che causò rovina e morte nell'alta valle dell'Agri: Montemurro e Grumento furono totalmente distrutti. Furono stanziati 60 ducati "per la puntellatura, per l'abbattimento di una porzione di volta della sacrestia che minacciava rovina, e per far ritornare lo intero tetto della Chiesa che pioveva in tutti i punti". Altri restauri furono progettati nel 1909, per i quali fu preventivata una spesa di lire 7000: giunse un sussidio governativo, ma per completare i lavori furono venduti gli oggetti votivi appartenenti alla B. V. del Carmine e fu raggiunta la somma complessiva di lire 1.200. Allora probabilmente furono smantellati gli stalli del coro ligneo che si trovava dietro l'altare maggiore, del quale coro rimane solo il leggio, perché questo locale fosse adibito a sacrestia. Il vano interno, successivo al coro, cioè la vera antica sacrestia, ampia e quadrangolare, fu ristretta perché fosse costruita l'abside della Madonna del Carmine. Questa fu adornata di mani da due coniugi cancellaresi, Biscione e Raffaella Cipullo, quegli stessi che provvidero alla decorazione della facciata della Chiesa. La statua della Vergine trovò così degna dimora in quella cappella, che fu benedetta il 16 luglio 1911 dall'arciprete don Camillo Palese. (di Rocco Scarfiello - Da "Il punto" - Anno V-N.2 )



Scendendo dalla piazza del castello, attraverso la stretta e tortuosa via che scendendo si fa largo tra le antiche abitazioni, si raggiunge la piazzetta S. Rocco. Sulla stessa si affaccia la chiesetta del XV sec. dedicata al Santo con il campanile e l'orologio settecentesco. Fabbricato a Potenza nel 1772 su commissione di Teodosio Di Martino, ha segnato il tempo sin dal 1790 quando, per 10 ducati l'anno, venne incaricato Mastro Sisto Tamburrino per la gestione e la carica (due volte al giorno). E' attualmente funzionante, con ingranaggi ancora integri nonostante gli anni, e scandisce con precisione le 24 ore della giornata suddivise in blocchi di 6 ore e segnalazione dei quarti.


Da piazza S. Rocco, proseguendo per via Vitt. Emanuele III si giunge in Largo Monastero ove si trova il Convento e la chiesa annessa della SS. Annunziata, fondati nel 1604 dai coniugi don Marino Caracciolo e donna Ippolita Pappacoda de la Nois, signori e padroni di Cancellara. Del convento, che ebbe il suo periodo di massimo splendore nel XVIII sec., rivestendo un ruolo importante per l'intera comunità, Convento dell'annunziata oggi rimane poco ed è attualmente sede del comune. Nella chiesa è conservata la reliquia di S. Clemente martire (urna con il corpo intero del santo imbalsamato).

Particolare degli affreschi Nella chiesette di S. Caterina di Alessandria, che si trova nella parte bassa da borgo antico, c'è invece una pietra tombale che chiude il vano dove sono conservati i resti del comandante Romano che, secondo la tradizione, ha dato il nome e l'origine al paese: Pietro Cancellario. In essa è possibile ammirare affreschi di Giovanni Todisco da Abriola e Luca del Giovanni da Eboli raffiguranti episodi della vita di S. Giorgio e S. Caterina.




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